Nel mondo della cucina, a volte rallentare il ritmo porta a risultati sorprendenti. Questa ricetta nasce da un’osservazione semplice ma rivoluzionaria: smettere di correre tra i fornelli, prendersi il tempo necessario e lasciare che gli ingredienti esprimano tutto il loro potenziale. Il risultato? Un piatto che conquista immediatamente il palato, dove ogni elemento trova il suo equilibrio perfetto. Parliamo di un risotto ai funghi porcini preparato con una tecnica che privilegia la pazienza alla fretta, la qualità alla quantità. Questa ricetta rappresenta un vero cambio di paradigma culinario, dove il segreto non risiede in ingredienti esotici o procedure complicate, ma nella capacità di rispettare i tempi di cottura e di assaporare ogni fase della preparazione. Un piatto che dimostra come la lentezza consapevole in cucina possa trasformare ingredienti semplici in un capolavoro gastronomico.
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medio
€€
Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione dei funghi porcini
Iniziate mettendo i funghi porcini secchi in una ciotola capiente con circa 500 millilitri di acqua tiepida. Lasciateli in ammollo per almeno 20 minuti, permettendo loro di reidratarsi completamente e rilasciare tutti i loro aromi nell’acqua. Questo passaggio è fondamentale perché restituisce ai funghi la loro consistenza carnosa e permette di recuperare un liquido preziosissimo che useremo durante la cottura. Non buttate mai l’acqua di ammollo: filtratela con un colino a maglia fine o con un panno pulito per eliminare eventuali residui terrosi, e tenetela da parte. Strizzate delicatamente i funghi reidratati e tagliateli a pezzetti non troppo piccoli, così manterranno la loro presenza nel piatto finito.
2. Preparazione del brodo
In una pentola capiente, portate a ebollizione circa 1,5 litri di acqua. Sciogliete i quattro dadi di brodo vegetale nell’acqua bollente, mescolando bene fino a completa dissoluzione. Aggiungete anche l’acqua di ammollo dei funghi filtrata: questo gesto arricchirà il brodo di un sapore intenso e profondo di sottobosco. Mantenete il brodo caldo su fuoco molto basso durante tutta la preparazione del risotto. Questo è un punto cruciale: un brodo bollente aggiunto al riso freddo interromperebbe la cottura uniforme, mentre un brodo caldo favorisce un’assimilazione graduale e armoniosa.
3. Tostatura del riso
In una casseruola ampia e dal fondo spesso, versate l’olio extravergine d’oliva e fatelo scaldare a fuoco medio. Aggiungete la cipolla tritata disidratata e fatela rinvenire per circa 2 minuti, mescolando delicatamente. Quando la cipolla avrà ripreso volume e inizierà a diventare trasparente, versate tutto il riso carnaroli nella casseruola. La tostatura, ovvero il processo di riscaldamento del riso nell’olio prima di aggiungere liquidi, è essenziale: permette ai chicchi di sigillarsi all’esterno mantenendo l’amido all’interno. Mescolate continuamente con un cucchiaio di legno per circa 3 minuti, fino a quando i chicchi diventeranno leggermente traslucidi ai bordi. Qui sta il segreto di questa ricetta: non abbiate fretta, lasciate che ogni chicco si tosti uniformemente.
4. Sfumatura con il vino
Alzate leggermente la fiamma e versate il vino bianco secco tutto in una volta sul riso tostato. Il vino deve sfrigolare a contatto con il riso caldo: questo suono è musica per le orecchie di un cuoco attento. La sfumatura, cioè l’aggiunta di vino o altro liquido alcolico, serve a bloccare la tostatura e ad aggiungere acidità al piatto. Mescolate energicamente e lasciate evaporare completamente l’alcol, operazione che richiederà circa 2-3 minuti. Sentirete il profumo intenso del vino che si concentra e si lega agli aromi della cipolla e del riso. Non passate alla fase successiva finché non vedrete il fondo della casseruola quasi asciutto quando passate il cucchiaio.
5. Cottura lenta del risotto
Ecco il momento in cui smettere di correre diventa determinante. Abbassate il fuoco a intensità medio-bassa e iniziate ad aggiungere il brodo caldo, un mestolo alla volta. Dopo ogni aggiunta, mescolate delicatamente e aspettate che il liquido venga quasi completamente assorbito prima di aggiungere il mestolo successivo. Questa tecnica, che richiede pazienza e attenzione costante, permette all’amido di rilasciarsi gradualmente creando quella cremosità caratteristica del risotto perfetto. Non abbandonate mai il risotto durante questa fase: il vostro compito è mescolare regolarmente, con movimenti circolari dal centro verso l’esterno, permettendo ai chicchi di cuocere uniformemente. Dopo circa 15 minuti di cottura, aggiungete i funghi porcini tagliati a pezzetti, distribuendoli bene nel riso.
6. Completamento della cottura
Continuate ad aggiungere brodo e a mescolare per altri 10-12 minuti. Il tempo totale di cottura sarà di circa 25-27 minuti dal primo mestolo di brodo. Per verificare la cottura perfetta, assaggiate un chicco: deve essere cremoso all’esterno ma mantenere una leggera resistenza al centro, quella che i cuochi chiamano al dente. Quando il riso sarà cotto al punto giusto, spegnete il fuoco. Aggiustate di sale e pepe nero macinato secondo il vostro gusto personale, ricordando che il parmigiano che aggiungerete dopo è già sapido.
7. Mantecatura finale
Questo è il passaggio che trasforma un buon risotto in un risotto eccezionale. Aggiungete il burro freddo tagliato a pezzetti e il parmigiano reggiano grattugiato. Con energia e decisione, mescolate vigorosamente il risotto con movimenti circolari ampi, sollevando la casseruola dal piano di lavoro e facendola roteare. Questa tecnica, chiamata mantecatura, emulsiona i grassi del burro e del formaggio con l’amido rilasciato dal riso, creando una crema vellutata e lucida. Continuate a mescolare per almeno 2 minuti: vedrete il risotto diventare sempre più cremoso e avvolgente. Se necessario, aggiungete un ultimo mestolo di brodo caldo per raggiungere la consistenza ideale, che deve essere all’onda, ovvero fluida e morbida come un’onda quando inclinate il piatto.
Il trucco dello chef
Il segreto per un risotto perfetto sta nella qualità del riso: scegliete sempre varietà specifiche come carnaroli, arborio o vialone nano, che hanno un alto contenuto di amido e resistono bene alla cottura prolungata. Un altro trucco professionale consiste nel togliere il risotto dal fuoco quando manca ancora un minuto alla cottura ideale: il calore residuo e la mantecatura completeranno la cottura portandolo al punto perfetto. Se volete intensificare ulteriormente il sapore di funghi, potete aggiungere un cucchiaino di pasta di funghi porcini durante la mantecatura finale.
Abbinamento con vino bianco strutturato
Per questo risotto ai funghi porcini, l’abbinamento ideale è un vino bianco strutturato e aromatico che possa reggere il confronto con l’intensità dei funghi senza sovrastarla. Un Vermentino di Gallura DOCG rappresenta una scelta eccellente, con le sue note minerali e la sua freschezza che bilanciano perfettamente la cremosità del piatto. Alternativamente, un Fiano di Avellino DOCG offre complessità aromatica e corpo adeguato. Per chi preferisce un rosso leggero, un Pinot Nero dell’Alto Adige giovane può funzionare magnificamente, grazie ai suoi tannini delicati e alle note di sottobosco che echeggiano quelle dei funghi. Servite il vino a una temperatura di 10-12 gradi per i bianchi, 14-16 gradi per il rosso.
Informazione in più
Il risotto è uno dei piatti più rappresentativi della cucina italiana, nato nelle pianure del Nord Italia dove la coltivazione del riso è tradizionalmente diffusa. Le prime testimonianze scritte di ricette simili al risotto moderno risalgono al XV secolo, ma è nel XIX secolo che questa preparazione raggiunge la forma che conosciamo oggi. La tecnica della tostatura e della cottura graduale con aggiunta di brodo si è perfezionata nei secoli, trasformando un cereale umile in un piatto di alta cucina. Il risotto ai funghi porcini, in particolare, rappresenta l’essenza dell’autunno italiano: quando i boschi si riempiono di questi preziosi funghi, le cucine di tutta la Penisola celebrano questo dono della natura. La filosofia del rallentare in cucina, centrale in questa ricetta, riflette un approccio più ampio alla gastronomia italiana, dove il tempo dedicato alla preparazione è considerato parte integrante del piacere culinario. Questa ricetta dimostra che la qualità non si improvvisa: richiede attenzione, rispetto degli ingredienti e quella pazienza che troppo spesso sacrifichiamo sull’altare della velocità.



