Nel cuore della tradizione culinaria italiana, la verza stufata della nonna rappresenta uno di quei piatti che raccontano storie di famiglia, di inverni rigidi e di cucine profumate. Questo cavolo verza brasato, preparato secondo la ricetta tramandata di generazione in generazione, incarna la semplicità e la genuinità della cucina contadina del nord Italia. La verza, ortaggio spesso sottovalutato nelle cucine moderne, si trasforma qui in un contorno ricco di sapore, morbido e avvolgente, capace di accompagnare carni brasate o di essere gustato come piatto unico con una fetta di pane casereccio. La tecnica della stufatura, ovvero la cottura lenta a fuoco dolce con pochi liquidi, permette alla verza di rilasciare tutti i suoi aromi naturali, assorbendo al contempo i profumi degli ingredienti che la accompagnano. Questa preparazione richiede pazienza e attenzione, qualità che le nostre nonne possedevano in abbondanza e che oggi possiamo riscoprire dedicando il giusto tempo a questa ricetta autentica.
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Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione della verza
Iniziate eliminando le foglie esterne della verza, quelle più dure e rovinate. Lavate accuratamente il cavolo sotto acqua corrente fredda, poi tagliatelo a metà e rimuovete il torsolo centrale, quella parte bianca e dura al centro. Affettate la verza a listarelle di circa un centimetro di larghezza. Non preoccupatevi se le strisce non sono perfettamente uniformi, l’importante è che siano di dimensioni simili per una cottura omogenea. Immergete le listarelle in una bacinella con acqua fredda per qualche minuto, poi scolatele bene. Questo passaggio aiuta a eliminare eventuali residui di terra e rende le foglie più croccanti prima della cottura.
2. Preparazione del soffritto
Prendete la cipolla e pelatela, poi tritatela finemente con un coltello affilato. Gli spicchi d’aglio vanno schiacciati leggermente con il lato piatto del coltello, così rilasceranno meglio il loro aroma durante la cottura. In una casseruola capiente, versate l’olio extravergine di oliva e fatelo scaldare a fuoco medio. Aggiungete i cubetti di pancetta affumicata e fateli rosolare per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto con un mestolo di legno. La pancetta deve diventare leggermente croccante e rilasciare il suo grasso, che servirà per insaporire la verza. Quando la pancetta è dorata, unite la cipolla tritata e l’aglio schiacciato, abbassate leggermente il fuoco e fate appassire per altri 3-4 minuti fino a quando la cipolla diventa trasparente.
3. Sfumatura con il vino
Alzate nuovamente la fiamma a fuoco medio-alto e versate il vino bianco secco nella casseruola. La sfumatura, cioè l’aggiunta di vino o altro liquido alcolico a una preparazione calda, serve a dissolvere i residui di cottura sul fondo della pentola e ad aggiungere profondità di sapore. Lasciate evaporare l’alcol per circa 2 minuti, mescolando con il mestolo di legno e staccando i pezzettini caramellati che si sono attaccati al fondo. Sentirete il profumo intenso del vino che si mescola agli aromi della pancetta e della cipolla. Quando il vino si è quasi completamente evaporato e rimane solo un velo di liquido sul fondo, siete pronti per aggiungere la verza.
4. Cottura della verza
Aggiungete tutta la verza tagliata a listarelle nella casseruola. All’inizio vi sembrerà che ci sia troppa verdura, ma non preoccupatevi: la verza, come tutti i cavoli, si riduce notevolmente durante la cottura. Mescolate bene con il mestolo per far sì che tutte le listarelle si impregnino del condimento. Unite le bacche di ginepro, che daranno un aroma leggermente resinoso e selvatico tipico delle preparazioni montane, e le foglie di alloro. Aggiustate di sale e pepe nero macinato al momento. Versate il brodo vegetale, mescolate ancora una volta, poi coprite la casseruola con il coperchio. Abbassate il fuoco al minimo e lasciate stufare per circa 50-60 minuti. Durante la cottura, controllate ogni 15 minuti e mescolate delicatamente per evitare che la verza si attacchi al fondo. Se necessario, aggiungete qualche cucchiaio di brodo caldo.
5. Finalizzazione del piatto
Dopo un’ora di cottura lenta, la verza dovrebbe essere morbidissima e quasi cremosa, con tutto il liquido quasi completamente assorbito o evaporato. Assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale e pepe. Togliete le foglie di alloro e, se preferite, anche le bacche di ginepro, anche se molte nonne le lasciano nel piatto come elemento decorativo. Se la verza vi sembra ancora troppo liquida, togliete il coperchio e fate restringere il fondo di cottura a fuoco medio per qualche minuto. Al contrario, se vi sembra troppo asciutta, aggiungete un filo d’olio extravergine di oliva a crudo. La verza stufata è pronta quando ha un colore dorato uniforme e una consistenza morbida ma non sfatta.
Il trucco dello chef
Per rendere la verza ancora più saporita, potete aggiungere un cucchiaino di concentrato di pomodoro insieme al brodo: questo darà una nota leggermente acidula e un colore più intenso al piatto. Se preferite una versione vegetariana, sostituite la pancetta con funghi porcini secchi ammollati e tritati, che daranno comunque un sapore ricco e profondo. Un altro segreto della nonna è aggiungere una patata tagliata a dadini piccoli insieme alla verza: durante la cottura si sfalderà parzialmente, addensando il fondo di cottura e rendendolo più cremoso. Ricordate che la verza stufata è ancora più buona il giorno dopo, quando i sapori si sono amalgamati perfettamente: conservatela in frigorifero in un contenitore ermetico e riscaldatela dolcemente prima di servirla.
Abbinamenti enologici per la verza stufata
La verza stufata della nonna, con la sua ricchezza data dalla pancetta e la sua struttura morbida e avvolgente, richiede un vino che sappia bilanciare i sapori intensi senza sovrastarli. Un Pinot Grigio dell’Alto Adige, con la sua freschezza e le note leggermente sapide, si sposa perfettamente con questo piatto, pulendo il palato tra un boccone e l’altro. In alternativa, se preferite un rosso leggero, un Schiava o Vernatsch della stessa zona offre tannini delicati e un frutto fresco che accompagna senza appesantire. Per chi ama i bianchi più strutturati, un Friulano con le sue note mandorlate può creare un contrasto interessante con la dolcezza naturale della verza cotta a lungo. Se servite la verza come contorno a carni brasate, orientatevi verso vini rossi più corposi come un Barbera d’Alba o un Valpolicella Classico, che hanno l’acidità necessaria per contrastare la grassezza della pancetta e la struttura per reggere l’insieme del pasto.
Informazione in più
La verza stufata rappresenta un pilastro della cucina contadina del nord Italia, in particolare delle regioni alpine e prealpine come Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. Questo piatto nasce dalla necessità di valorizzare un ortaggio povero ma estremamente resistente al freddo, che cresceva abbondante negli orti anche durante i mesi invernali quando altre verdure scarseggiavano. La stufatura, tecnica di cottura lenta con pochi liquidi, permetteva alle famiglie contadine di ottenere un piatto nutriente e saporito utilizzando ingredienti semplici e sempre disponibili: il cavolo dell’orto, la pancetta del maiale allevato in casa, le cipolle conservate in cantina. Le bacche di ginepro, spesso aggiunte nelle ricette montane, crescevano spontanee nei boschi e venivano raccolte in autunno per aromatizzare carni e verdure durante l’inverno. Ogni famiglia aveva la sua variante della ricetta, tramandata oralmente da madre a figlia: alcune aggiungevano semi di cumino, altre preferivano il lardo alla pancetta, altre ancora arricchivano il piatto con patate o fagioli. Oggi la verza stufata sta vivendo una riscoperta grazie al rinnovato interesse per la cucina tradizionale e per gli ortaggi di stagione, e viene spesso proposta nei ristoranti che valorizzano le ricette regionali autentiche.



